#PrimariePD: la sfida dei candidati “social”

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Emiliano parla di partito, congresso e primarie. Orlando punta su verbi programmatici come voglio, dobbiamo e serve, Renzi su parole d’ordine, come: Europa, giovani, Paese. Anche in queste Primarie del Partito Democratico, che si terranno domenica 30 aprile, i tre candidati si sono affidati ai social per la comunicazione quotidiana e diretta ai cittadini. Ma come? Le Primarie sono un appuntamento che permette agli iscritti e a coloro che intendono sostenere il partito alle prossime elezioni, di partecipare esprimendo direttamente la propria preferenza per uno dei tre. Scegliere un candidato equivale a condividerne le proposte, risulta quindi indispensabile per chi è in lizza, esporre in maniera chiara, semplice ma non riduttiva la propria linea programmatica. La rete e in particolare i social network costituiscono un canale privilegiato per farlo. Innanzitutto si arriva direttamente all’utente che può eventualmente interagire, inoltre si può testare grosso modo in tempo reale, l’approvazione di cui si gode presso le persone in rete. Quanto siano statisticamente rilevanti questi dati e rappresentativi del bacino elettorale effettivo è oggetto di studi e ricerche. Tuttavia sono molti gli aspetti che possono essere ricavati per gli addetti ai lavori e non solo.

Lo scorso 31 marzo, Wired nell’articolo “I social network in Italia: Facebook regna, ma i giovani guardano altrove” di Dario Falcini, ha riportato una ricerca condotta dalla società italiana leader nella social media intelligence BlogMeter. Quest’ultima ha esaminato 1500 persone residenti nel nostro Paese, dai 15 e ai 64 anni di età, utenti di almeno un canale social e di cui sono state analizzate le abitudini. In maniera nemmeno troppo sorprendente, la piattaforma più usata è risultata Facebook, con l’84 % di persone che ha affermato di adoperarlo più volte al giorno. Twitter invece, secondo quanto riportato da Wired, non sale nemmeno sul podio.[1] Tuttavia la piattaforma dai 140 caratteri è spesso usata dai politici per rilasciare dichiarazioni, in una sorta di comunicato stampa decisamente più breve e immediato, per annunciare iniziative, in breve per comunicare. Naturalmente lo stanno facendo anche i tre candidati alla segreteria del PD. Come sta andando dunque il dibattito politico sulla piattaforma dei cinguettii?

Per capirlo, può venirci in aiuto un articolo pubblicato su La Repubblica dello scorso 20 aprile, dal titolo “Twitter ‘racconta’ le primarie: Orlando il nuovo rottamatore e lo stile istituzionale di Renzi”, che riporta un’analisi condotta da Nicola Martocchia Diodati, della Scuola Normale Superiore di Firenze e Massimo Airoldi, dell’Università degli Studi di Milano. La loro analisi ha posto sotto la lente le interazioni dei candidati con gli utenti di Twitter ed ha selezionato le parole chiave usate, il tutto a partire dall’inizio della campagna delle primarie. È emerso che, fino alla data di pubblicazione dell’indagine, Renzi aveva scritto solo 144 tweet ma aveva raggiunto oltre 1200 tra retweet e favoriti per ogni cinguettio. Orlando ha collezionato 388 tweet con in media 117 interazioni per ognuno. Infine Emiliano ha twittato 491 volte, con una media di 78 tra retweet e favoriti. Cosa c’è nei tweet, quali temi e quali parole? Emiliano ha posto l’enfasi su: congresso, primarie, mozione, partito ma anche Puglia, Bari. Tra i temi compaiono lavoro e scuola. Molti sono invece, i verbi adoperati dal Ministro della Giustizia: voglio, dobbiamo, serve, diciamo, costruire. Tra i sostantivi vi sono: giovani, casa, paese e politica. Europa, sinistra, mondo, paura, scienza, culturale e insieme sono invece alcuni dei termini usati dall’ex Presidente del Consiglio.[2]

Twitter e gli altri social network possono fornire indicazioni ma probabilmente non dati statisticamente rappresentativi. Sarà quindi interessante capire quanti di questi temi saranno condivisi dagli elettori, li motiveranno a votare e soprattutto, per chi.

[1] https://www.wired.it/internet/social-network/2017/03/31/social-network-in-italia-facebook-regna/

[2] http://www.repubblica.it/speciali/politica/primarie-pd2017/2017/04/20/news/presenza_twitter_candidati_parole_chiave_interazioni-163427574/

Giusy Russo

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I mille volti della Rete

Un luogo per partecipare, approfondire, criticare e sullo sfondo poca fiducia nella politica.

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La Rete deve essere ritenuta una nuova modalità di partecipazione, oppure si tratta soprattutto di uno strumento ulteriore per porre sotto la lente il mondo della politica?

Di recente è stato pubblicato il XIX Rapporto annuale sugli atteggiamenti degli Italiani nei confronti delle Istituzioni e della politica, realizzato da Demos per il Gruppo L’Espresso. Per il sondaggio sono state prese in considerazione anche le discussioni politiche avvenute su Social Network, blog e siti. Il valore che sintetizza questa nuova forma di partecipazione è 24, ossia dieci punti in più sia di uno che di due anni fa. Per valutare invece il tipo di partecipazione a cui siamo maggiormente abituati, quella tradizionale, è stato costruito un altro indice. Esso si basa su dei dati, ovvero l’aver preso parte almeno una volta nel corso del 2016 a manifestazioni politiche e di partito, o a iniziative collegate ai problemi del quartiere e della città, ancora a iniziative collegate a problemi dell’ambiente e del territorio oppure infine, a manifestazioni pubbliche di protesta. Il numero che fotografa l’anno appena trascorso è 52, che tradotto equivale ad un maggiore coinvolgimento dei cittadini rispetto agli ultimi due anni.

Alle persone interessa dire la propria, essere attivi, sostenere le cause in cui credono e ciò avviene anche grazie ai mezzi resi disponibili dalla tecnologia. Dedicare più tempo a queste attività equivale ad avere più fiducia nei confronti delle Istituzioni? Evidentemente no, visto che l’indice relativo, fermo a 26, appena un punto superiore al 2015 ma addirittura quindici punti inferiore al 2005, rende in maniera palese l’idea di quale sia il quadro. Si tratta comunque di un aumento, almeno rispetto al 2013 e soprattutto al 2014, ma è probabilmente ancora presto per dire cosa aspettarsi nei prossimi anni. Intanto in cima alla classifica della fiducia nel 2016, troviamo in ordine: il Papa, le Forze dell’Ordine, la Scuola, il Presidente della Repubblica fino ad arrivare in fondo alla lista, dove gli ultimi due posti sono occupati dal Parlamento e dai Partiti.[1] Non sorprende quindi che proprio i politici siano spesso oggetto di critiche e polemiche.

Tra gli ultimi casi pensiamo a Roma, dove qualche settimana fa sono apparsi dei manifesti anonimi che attaccavano Valeria Fedeli. Come è noto, lo scorso 12 dicembre si è insediato il Governo presieduto da Paolo Gentiloni e tra i nuovi Ministri nominati, ad occupare il Dicastero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stata chiamata appunto Valeria Fedeli, in precedenza Vice Presidente del Senato per il Partito Democratico. Varie sono state le questioni di cui si è occupata durante la sua attività parlamentare, dalle pari opportunità al fenomeno del femminicidio. Inoltre è stata la prima firmataria di una proposta di legge volta ad introdurre all’interno di scuole e aule universitarie l’educazione di genere[2], sollevando critiche negli ambienti più chiusi e conservatori. Tuttavia a porre al centro delle critiche la Fedeli è stato paradossalmente il suo titolo di studio.[3]

La rete dunque non è soltanto un prezioso strumento utile a favorire l’approfondimento e la partecipazione, spesso diventa un ulteriore canale che alimenta la polemica, come è accaduto anche nel caso della Fedeli. Il tutto infatti è partito proprio dalla consultazione del suo sito web, per poi trasferirsi velocemente sui social network fino a rimbalzare sui giornali, nonostante spiegazioni e chiarimenti.

Internet dai mille volti dunque, talvolta gli utenti ne approfittano per conoscere e approfondire, altre volte prevale un atteggiamento polemico e dai tratti quasi inquisitori. Ancora, lo spazio digitale può diventare teatro di polemiche oppure può essere una importante risorsa per la partecipazione e la protesta pacifica, come ad esempio sta accadendo negli ultimi giorni a seguito delle prime misure adottate dal Presidente Trump.   

Giusy Russo

[1] http://www.demos.it/a01341.php
[2] S. 1680 
Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale da: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00026041_iniz.htm
[3] http://www.ilpost.it/2016/12/14/valeria-fedeli-laurea/