Nasce l’Associazione PA Social

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La P.A. mira ad avvicinare e coinvolgere cittadini e utenti grazie alla rete.

Nel novembre 2015 i responsabili dell’ufficio stampa e i social media manager della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri e di alcune istituzioni nazionali hanno dato vita a un gruppo di lavoro dal quale è sorta da poco l’associazione PA Social. La presentazione avrà luogo il prossimo 14 settembre a Roma e sarà l’occasione per confrontarsi sui prossimi obiettivi grazie a una discussione organizzata attraverso dieci tavoli tematici. Si va dal ruolo dei comunicatori e dei servizi digitali al corretto uso del web, dal concetto di smart city alla gestione di eventi o emergenze in rete, dal confronto su una nuova legge per la comunicazione pubblica all’applicazione del principio della trasparenza.

La Pubblica Amministrazione ambisce sempre di più a essere un punto di riferimento credibile nel dare informazioni ai cittadini e affidabile nel fornire servizi agli utenti. Con la capillare diffusione dell’uso della rete si è però materializzata una nuova sfida, dal momento che sono inevitabilmente cambiati gli strumenti e i metodi di lavoro per chi opera all’interno della macchina amministrativa, in modo particolare per chi si occupa di comunicazione. La versatilità dei social media ad esempio risulta funzionale alla P.A perché avvicina quest’ultima ai cittadini/utenti, con le chat che diventano degli sportelli virtuali che offrono servizi in tempo reale. È però necessario ridefinire e riconoscere le nuove figure professionali coinvolte. L’associazione PA Social intende dunque valorizzare il nuovo comunicatore che opera in enti e aziende pubbliche e che è in grado di usare con competenza gli strumenti forniti dalle piattaforme digitali. L’obiettivo è ottenere una revisione della disciplina normativa in merito, ovvero della Legge del 2000, n. 150 sulla comunicazione pubblica. Nel frattempo però i suoi promotori, consapevoli che ormai quasi tutti gli uffici in contatto con il pubblico e con la stampa già adoperano web e social media, propongono una nuova struttura: l’Ufficio Comunicazione, Stampa e Servizi al Cittadino.

La nascita di PA Social però non riguarda soltanto gli addetti ai lavori ma tutti noi perché si impegnerà a promuovere l’uso consapevole dei nuovi mezzi di comunicazione e ci aiuterà a riconoscere le informazioni inesatte grazie a fonti verificate e autorevoli. Ancora, attraverso le sue finalità, garantirà maggiore trasparenza mediante una comunicazione bidirezionale, in tempo reale e che coinvolge direttamente i cittadini. L’utente sa che PA Social farà in modo che qualsiasi notizia sia a portata di click con persone competenti e preparate per rispondere alle sue esigenze. Cercare informazioni sui servizi del proprio Comune, consultare la normativa relativa a una materia di interesse, leggere un bando, chiedere notizie sono solo degli esempi per comprendere quanto sia ambizioso e rilevante lo scopo dell’associazione. Se il cittadino sa di trovare le risposte alle proprie domande, si accorciano metaforicamente le distanze dall’amministrazione, spesso ritenuta un dedalo inestricabile e confuso.
PA Social è aperta a nuove adesioni e mira a coinvolgere non solo i comunicatori delle amministrazioni centrali ma anche di quelle locali, mettendoli in collegamento tra di loro. Dal 2015 si susseguono workshop, seminari e corsi di formazione con soggetti pubblici e privati. Il lavoro è continuo ma già sta dando i suoi frutti con molte adesioni, numerose amministrazioni pubbliche già coinvolte e alcune pubblicazioni sul tema già all’attivo. Inoltre come ricorda tra gli altri anche Francesco Di Costanzo, direttore di cittadiniditwitter.it e autore di “PA Social. Viaggio nell’Italia della nuova comunicazione tra lavoro, servizi e innovazione”, sono già 4 mila le copie scaricate dell’ebook “Social e PA, dalla formazione ai consigli per l’uso” realizzato dal Formez PA proprio in collaborazione con PA Social. Non ci resta dunque che seguire con interesse le attività dell’associazione al sito http://www.pasocial.info/

Giusy Russo

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Come narrare sui social network la “straordinaria” quotidianità

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Prima di pensare a come utilizzare i social network per raccontare le emergenze è fondamentale pensare, anzi studiare strategicamente, come narrare la quotidianità. Servizi quotidiani come un controllo di routine, la gestione di una chiamata, la conferenza stampa per la presentazione del bilancio o un intervento sul territorio possono e devono essere trasformati in un evento a cui legare uno storytelling sui social media e sui mass media.
Se ogni giorno, però, presentiamo la quotidianità come un “grande evento” l’utente/cittadino può “annoiarsi” e smettere di seguire i nostri aggiornamenti, per questo non dobbiamo abusarne ma dobbiamo scegliere il giusto evento quotidiano che può trasformarsi nell’Evento.
Due le iniziative che si prestano a raccontare questa strategia per creare engagement e interesse negli utenti che seguono gli account ufficiali dell’ente. La prima è #PLdinotte: racconto sui social del turno di notte delle polizie locali dell’Emilia Romagna. Dalle 19 alle 1 dell’8 aprile scorso, gli account della Polizia locale dell’Emilia Romagna e delle Pm di Parma, Modena, unione del Frignano, Val d’Enza, unione Tresinaro Secchia, Terre d’Acqua, Alta Val Taro, unione Terra di Mezzo e unione Terre d’Argine, hanno descritto su Twitter un normale turno di notte.

 Hanno riportato il quotidiano mettendo in primo piano le persone, i tanti vigili urbani che svolgono questo compito, i controlli che ogni sabato notte vengono svolti di routine e anche una criticità. È stato infatti raccontato l’intervento della polizia locale di Parma sul luogo di un incidente stradale.

L’altra iniziativa è quella della Protezione Civile di Sesto Fiorentino che ha scelto di trasformare una esercitazione di protezione civile con le scuole (pratica che i diversi gruppi di protezione civile svolgono periodicamente) in un evento mediatico e social. L’esercitazione, che si è svolta lo scorso 30 maggio, è stata anticipata nei giorni precedenti da un trailer e raccontata, il giorno stesso, con una diretta sugli account ufficiali su Twitter, Facebook e Instagram con l’hashtag #SestoInSalvo.

In più sono stati invitati i mass media locali che hanno coperto l’iniziativa con servizi video e con articoli, tanto che questa iniziativa ha aperto l’edizione del tg regionale della Rai, fatto estremamente raro trattandosi di una esercitazione a livello locale.

Da questi due eventi possiamo trarre alcuni elementi per trasformare il quotidiano in una narrazione straordinaria. Prima di tutto, è necessario scegliere una attività e trasformarla in un evento creando aspettativa sui mezzi di comunicazione scelti. Non dimentichiamo poi di definire un hashtag su cui sviluppare la narrazione dell’evento. Il tutto va poi raccontato con foto e video. Rendiamo parteci gli utenti facendogli vivere il nostro evento dal vivo proprio come se fossero presenti. E naturalmente non fermiamoci qui ma, dopo l’evento, dedichiamo un comunicato stampa e alcune uscite sui social network per raccontare come è andata e gli obiettivi raggiunti, andando a coinvolgere gli utenti, chiedendo loro in parere o consigli per il futuro.

 

Chiara Bianchini

Il “viaggio” di #pasocial . la tappa di Reggio Emilia

 

Ci occupiamo ancora di #pasocial, come è successo spesso di recente a Progràmmata.

Dopo la bella e significativa esperienza del forumPA a Roma, il gruppo di comunicatori istituzionali #pasocial, guidati da Francesco Di Costanzo, continua il “viaggio nell’Italia della nuova comunicazione, tra lavoro, servizi e innovazione.

Prossima tappa: il 9 giugno dalle ore 9.30 nella Sala del Tricolore del Comune di Reggio Emilia.
L’evento si svolgerà con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e di ANCI Emilia-Romagna e in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Informazione ed Editoria.

La Fondazione Ora! di Reggio Emilia, ha voluto fortemente che il viaggio di #pasocial toccasse anche la città dove nacque il Tricolore e dichiara, per voce di Alessio Pecoraro, che “si tratta di un’iniziativa che dimostra che il nostro territorio è sempre aperto all’innovazione ed a migliorare il rapporto con i cittadini anche con l’utilizzo dei social network e del digitale”.

Come sta cambiando il rapporto tra le Pubbliche Amministrazioni e i Social Media? Come questi possono essere utilizzati quali strumenti a servizio della comunità? Come i Social stanno cambiando il lavoro del comunicatore pubblico?
Sono solo alcuni degli interrogativi sui quale verterà l’intero evento che sarà diviso in due panel: un primo dal titolo “L’Italia e il digitale: come cambia e aiuta la Pubblica Amministrazione” e il secondo e ultimo panel sarà dedicato al tema: “La città diventa community: gli Enti Locali e la sfida digitale”.

Tutti gli ospiti e comunicatori che interverranno nel corso dell’iniziativa, saranno preceduti dall’intervento iniziale di Francesco Di Costanzo, promotore e ideatore di #pasocial.

Quella del 9 giugno a Reggio Emilia sarà, quindi, la prima occasione di confronto in Emilia Romagna e proprio su questo il promotore Di Costanzo, ha voluto centrare la sua attenzione.
“Con #pasocial stiamo lavorando anche ad un nuovo modello organizzativo della comunicazione pubblica e ad un’associazione nazionale dedicata alla nuova comunicazione” ha affermato Francesco Di Costanzo.

“È ormai noto a tutti- continua Di Costanzo- che web, social e chat stanno cambiando profondamente il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini e il lavoro del comunicatore pubblico”.

La partecipazione al seminario/evento dà diritto a n. 4 crediti per la formazione permanente dei giornalisti, previa iscrizione alla piattaforma Sigef. Per chi non è iscritto all’ordine dei giornalisti, l’evento è comunque a libero accesso.

Sarà, quindi, una bella giornata di confronto su tematiche più che mai attuali e“grazie alla disponibilità del Comune e della Fondazione Ora! anche a Reggio Emilia, ne parleremo, con buone pratiche nazionali e locali e con i contributi di tanti amministratori, esperti di comunicazione e giornalisti”. Ha concluso il promotore di #pasocial.

 

Luca Giuseppe Murrone

@LucaMurrone

#pasocial al ForumPa, suggerimenti per ridurre uno storico ritardo

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ForumPA cresce, in attesa di dati e cifre ufficiali. Il luogo che ha ospitato la manifestazione , la famosa, o famigerata , dipende dai punti di vista, Nuvola di Fuksas ha rappresentato una sorta di passo avanti dell’evento che conquista un centro congressi avveniristico con 15 sale occupate, spazi ad hoc, addirittura studi radio-tv.

Tra le mille proposte del Forum la crescita e dell’affermazione di #pasocial. Ricordiamo a chi ancora non ha mai sentito parlare di #pasocial che si tratta di un gruppo di comunicatori del governo, della Presidenza del Consiglio, dei ministeri, delle agenzie governo, delle strutture di missione, delle forze dell’ordine, delle forze armate che partendo dalla condivisione delle esperienze anche informale si è organizzato a discutere e poi col tempo a mettere in comune delle idee e delle linee guida finalizzate allo sviluppo delle “nuove” forme di comunicazione al servizio dei cittadini. Un gruppo che sta per unirsi in associazione.

Sono stati numerosi gli incontri animati dalla comunità di #pasocial: non solo convegni, anche interventi radio-televisivi in onda in streaming sul sito FPA.net e alcune lezioni definite “academy” dove con maggiore calma e chiarezza i comunicatori hanno potuto dare un’idea completa delle modalità più efficaci di comunicazione social per la pubblica amministrazione.

E’ stata l’occasione anche di lanciare dei prodotti che finora erano ben lontani dall’essere adottati dalla PA come il canale Facebook Messenger del Ministero delle Politiche agricole che prevedrà l’utilizzo di un B.O.T. che potrà rispondere in tempo reale alle domande dei cittadini fin quando poi le domande stesse non meriteranno risposte più articolate che necessiteranno di un intervento umano.
Al centro del dibattito la necessità di una riforma decisa e completa della Legge 150 del 2000 che per la prima volta in Italia regolò la comunicazione istituzionale. Una legge obsoleta ormai, soprattutto perché pensata e scritta molto prima che i social network o i servizi di chat messaging entrassero nelle menti dei loro creatori. Non solo, anche perché si tratta di una legge al momento disattesa, e spesso neanche rispettata da tutte le istituzioni allo stesso modo.

Altro tema ricorrente nei dibattiti targati #pasocial la struttura degli uffici che pensano e producono comunicazione al cittadino. Il ritardo in molti casi è allarmante. Ritardo fatto di ancora troppi comunicati, a volte ancora fatti di carta e magari inviati via fax. Comunicati che nella maggior parte dei casi, se non inseguono o raramente creano una notizia non vengono neanche presi in considerazione dai quotidiani o dai TG o dalle radio e per questo completamente ignorati dai cittadini-audience. A tutto ciò si aggiunge un’obsolescenza affiancata da una diffusa inefficacia dei famosi uffici per le relazioni con il pubblico contemplati dalla succitata legge 150 del 2000.

Siamo di fronte ormai ad una necessità sempre maggiore di integrazione tra gruppi di lavoro e di conseguenza tra strumenti di lavoro per permettere alla comunicazione concepita dalla PA di giungere chiara ai cittadini così da favorire sempre migliori esperienze di “contatto” con la PA stessa.

Sarebbe auspicabile “affiancare” e rendere il più possibile osmotici i vari uffici. L’ufficio stampa e del portavoce (se è contemplato dall’organigramma dell’istituzione) con l’ufficio o servizio comunicazione (che di solito si occupa del sito web) con la redazione che si occupa dei social, con l’ufficio relazioni con il pubblico fino al contact centre che fa della comunicazione telefonica diretta il centro del suo lavoro.
In diversi casi è possibile far lavorare tutti nella stessa sala, sul modello di una sala operativa come le conosciamo per i comparti sicurezza o di protezione civile.
Alcuni la chiamerebbero romanticamente una “war room”. Ognuno può chiamarla come vuole, dando sfogo alla fantasia. Ma può rappresentare il futuro del lavoro della comunicazione nella pubblica amministrazione.

Un lavoro quindi integrato, con gli stessi obiettivi e con al centro l’ottimizzazione dello strumento dei social e dei servizi di chat messaging. Con un rapporto sempre più bilaterale con il cittadino. Con un servizio e quindi una strategia di risposte e di lancio di iniziative. Lo può fare un B.O.T., cioè un robot ma molto spesso un gruppo di professionisti preparati alla bisogna può rendere il servizio ancora più efficiente.
E’ questo il percorso su cui passa il grosso della modernizzazione della PA, la speranza è che non rimanga tutto una bella discussione fatta “dentro la Nuvola”.

Gianluca Garro

#PASocial, la rete italiana della nuova comunicazione

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Un anno di lavoro, incontri, convegni, dibattiti, una rete che si allarga sempre più, una buona pratica che parte e va a creare qualcosa dove non c’era nulla. Tutto questo è #PASocial.

In Italia, da una decina d’anni, cioè da quando i social network hanno cominciato a far parte della vita di ognuno, per la prima volta, i comunicatori, cioè dei professionisti che fanno della comunicazione istituzionale il loro lavoro quotidiano, si mettono a sistema o, per meglio dire, fanno rete, per dare alla comunicazione sui nuovi “supporti” un indirizzo comune.

E’ tutto questo #PASocial, qualcosa di innovativo, di nascente. Qualcosa che ha molto a che vedere con i “Programmata”. Non perché si parli di comunicazione politica, quindi persuasiva, ma perché si tratta di una modalità di comunicazione da parte degli uffici pubblici direttamente rivolta ai cittadini, nell’ambito di una disintermediazione (termine molto alla moda in questi ultimi tempi) molto interessante.

La data del 15 febbraio 2017 per questo esperimento è molto importante per diversi motivi. E’ il giorno della presentazione del volume di Francesco Di Costanzo, giornalista, ideatore e coordinatore del gruppo #PASocial, dal titolo “PA Social. L’Italia della nuova comunicazione tra lavoro, servizi e innovazione” (Franco Angeli Editore), che raccoglie diverse testimonianze dei responsabili della comunicazione della Presidenza del Consiglio e di tutti i ministeri, uffici di governo, aziende pubbliche, agenzie, che hanno accompagnato la proposta fin dai primi passi.

Il libro raccoglie inoltre diverse “buone pratiche”, esempi validi di attività sui social network di istituzioni pubbliche. Non solo: il gruppo di comunicatori ha instaurato già da diversi mesi una fattiva collaborazione con i rappresentanti dei social network presenti nel nostro paese, Facebook, Twitter, Google e Linkedin in particolare. Si tratta quindi di un percorso condiviso proprio per comprendere insieme le modalità più efficaci per fornire una comunicazione sempre più valida, autorevole e comprensibile ai cittadini che ormai quotidianamente si informano sui social.

La presentazione del libro è stata anche l’occasione per annunciare, da parte del Dipartimento dell’Editoria della Presidenza del Consiglio, che presto si avvierà un gruppo di lavoro con l’obiettivo di guidare i prossimi sviluppi di #PASocial e rendere ancor più istituzionale questa esperienza cresciuta finora in maniera “informale”.

Dove sta dunque l’importanza di #PASocial? Come detto si tratta di qualcosa di “nuovo”. Con i suoi tempi, anche la pubblica amministrazione si rende conto che non può fare a meno di comunicare sui social network, che battono in velocità e ricettività di gran lunga i media tradizionali.

In ordine sparso, quasi tutte (con eccezioni, purtroppo, significative) le istituzioni che abbiamo menzionato si sono dotate di account in social anche più “sofisticati” di Twitter e Facebook, per esempio Instagram, o Flickr, o Google + o il nuovissimo Snapchat o addirittura si sono lanciati sui dispositivi di messaggistica  come Whatsapp e Telegram. Il fenomeno di cui stiamo parlando è la volontà di mettere a fattor comune le buone pratiche, le esperienze e i piani di azione della comunicazione istituzionale sui social.

Un tentativo, quindi, di non muoversi a caso, o a “fari spenti”, anzi la volontà di creare dei paradigmi, magari delle linee guida che possano tracciare una strada per il futuro.

La comunicazione istituzionale ha bisogno di una direzione. Anche in questo campo la rivoluzione tecnologica è stata devastante. Si è passati dalla telescrivente, dai fax, dalla carta ingombrante e onnipresente ai social in pochi anni. Ancora poco tempo fa, nel 2000, quando, pochi lo ricordano, veniva approvata la legge 150 che regola la comunicazione istituzionale, gli uffici comunicazione, stampa e gli URP (ufficio relazioni con il pubblico) i social non erano neanche nelle idee dei loro creatori.

Uno shock, dunque, che ha creato un gap significativo. Al contrario della comunicazione politica (per non parlare di quella commerciale) più “veloce” e comunque molto attenta al risultato, la comunicazione delle istituzioni non è quasi mai riuscita se non a stento e sempre avvalendosi della TV (che inevitabilmente tende a “personalizzare” favorendo le figure dei leader) a raggiungere la sempiterna “casalinga di Voghera”.

I social sono indispensabili per colmare il gap, e non si potrà prescindere dall’usarli anche se molti ancora sono scettici paventando magari un loro velocissimo declino (peraltro sempre annunciato e mai successo) e allora ben venga il Ministero dell’Istruzione o quello dell’Economia che addirittura scrivono ai loro iscritti sul canale Telegram.

Guai a farsi sfuggire i treni che passano, sono sempre troppo veloci.

 

Gianluca Garro

La protezione civile e i social, un rapporto in continua evoluzione

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Come primo intervento all’interno della tribuna ormai diffusa di Cittadini di Twitter – e ringrazio per l’opportunità Francesco Di Costanzo e tutti voi –  vorrei spendere due parole nel raccontare ciò che sta succedendo nel mondo della protezione civile italiana intorno al dibattito sui social network, i “nuovi” strumenti di comunicazione pubblica più utilizzati e virali.

Della Protezione civile sui social se ne parla raramente, di solito dopo le emergenze, quando qualche espertone di comunicazione si ricorda che esiste un sistema di protezione civile (ma che in molti casi non ne ha chiaro né la composizione, né gli obiettivi) e che il Dipartimento non ha un account.

Ma non stiamo parlando di un mondo fermo e vuoto. Il Dipartimento, le componenti e le strutture operative hanno sempre comunicato e continuano a farlo  in diverse modalità e su diversi media. Il tema dei social network è oggetto di studio da diversi mesi. Il Dipartimento nazionale ha chiamato ad un tavolo di lavoro diversi rappresentanti del sistema di protezione civile, tra i quali anche operatori della comunicazione e soggetti che siedono nel “Comitato operativo”, l’organismo che gestisce le emergenze nazionali.

COS’E’ – #socialProCiv è pensata come una community di istituzioni, enti, grandi e piccole organizzazioni di volontariato, operatori dell’informazione e altri soggetti che intendono condividere alcune “regole” comuni nella comunicazione sui social network in emergenza e nel “tempo di pace” quando per fortuna non accadono calamità naturali o di origine antropica.

POLICY E LINEE GUIDA – Queste “regole” consistono nella condivisione di policy e linee guida oltre alla sottoscrizione di un Manifesto fondativo della community.  In pratica si cerca di “fare ordine” in un ambiente che di ordinato ha poco. Sostanzialmente perché si tratta di pubblico servizio, pensato e realizzato come una serie di informazioni rivolte direttamente al cittadino, veicolate da diversi attori in momenti spesso concitati in cui la rapidità e l’incertezza guidano menti e mani sulle tastiere.

Dunque, qualunque istituzione, ente locale, operatore dell’informazione che vorrà sottoscrivere il Manifesto della Community #SociaProCiv condividerà le policy sulle quali saranno diffusi alcuni suggerimenti per l’impostazione delle stesse. Suggerimenti che sono affiancati da alcune linee guida per la gestione degli account, la “conduzione” della comunicazione e sul rapporto con gli utenti/cittadini, destinatari delle informazioni.

Molto spesso infatti,  le notizie arrivano alla spicciolata, e non seguono percorsi stabiliti ma possono giungere da diverse fonti in qualunque momento. Si pensi ai minuti che seguono ad un grande sisma o alle ore in cui un territorio è colpito da un’alluvione: un percorso condiviso e sottoscritto risulta importante per non arrivare a dire necessario.

Per i cittadini, quindi, sapere quando e come un account di un comune o di un’organizzazione di volontariato comunica è importante. Sapere che tipo di feedback può arrivare dall’istituzione è fondamentale. Riconoscere un’informazione corretta è indispensabile soprattutto per evitare il “rumore di fondo”, tipico dei social. Riconoscere poi anche un hashtag, consultare un vademecum sul linguaggio da usare e sul tipo di messaggio da veicolare possono aiutare gli “attori” della comunicazione sui social in qualsiasi momento.

Si sta pensando anche a metter ordine sulle fonti istituzionali più attendibili, o “da seguire”, anche se forse è bene dire più adatte e idonee a fornire le informazioni più sicure e veicolabili. Il lavoro è in corso anche su questo tema, direi decisivo.

SOTTOSCRIZIONE – L’adesione alla rete dovrà certo essere esplicitata sugli account social degli attori della community, siano account propriamente dedicati alla comunicazione di protezione civile o siano account istituzionali generalisti.

EVOLUZIONE – Ma ora a che punto siamo, chiedono in tanti. Il tavolo che ha avviato l’idea della community, che, come detto, è stato aggregato dal Dipartimento della Protezione civile ha prima discusso poi perfezionato l’idea, i tempi non saranno lunghi. Sarà per noi un piacere informare i “Cittadini di twitter” dell’evoluzione dell’idea nei prossimi mesi.

Gianluca Garro

Lo storytelling di un ministro

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Le figure dei ministri sono quasi ovunque delle figure oscure, offuscate dagli “uomini forti”, le superstar della politica, cioè i capi di stato e di governo che popolano le pagine dei giornali, i servizi dei tg e le pagine web.

In America, per esempio, sarebbe difficile ricevere una risposta soddisfacente se si chiedesse all’”uomo della strada” chi è e cosa fa un segretario di governo (i ministri USA).

In Italia si possono annoverare alcune figure balzate all’attenzione delle cronache non solo politiche. Da quelle più positive come Carlo Azeglio Ciampi alle più grottesche come Gianni De Michelis.

Nel governo smart di Matteo Renzi del 2014/15 c’è un ministro che ha provato a “raccontare una storia” per comunicare con i cittadini. Graziano Delrio. Perché –  checchè ne dicano cronache più o meno verificate che parlano di disaccordi con Matteo Renzi –  la figura del ministro reggiano fa parte della narrazione del renzismo, ne incarna dei messaggi chiari e univoci. Cotti, però, con una salsa meno indigesta a chi si oppone all’ex sindaco di Firenze, soprattutto nell’ambito del Partito Democratico.

E’ indubitabile dunque che Delrio abbia una sua narrazione personale. In particolare, si può dire che esistano molti aspetti che “cementano” il messaggio che Delrio “racconta”:

L’Emilianità –  La bonarietà, l’entusiasmo, la sincerità, il sorriso, la terra, la buona tavola. E l’efficienza della pubblica amministrazione. La regione che si rialza presto dalla ferita di un forte terremoto. L’Emilia, sia quella rossa sia quella bianca, diventata l’Emilia del Pd (anche se il consenso dell’epoca PCI-PDS-DS è ormai ben lontano).

Il ministro green – E’ la novità del Delrio ministro rispetto al Graziano sottosegretario. Questo aspetto ecologista è specificato da un tentativo di storytelling “social” realizzato il giorno dell’insediamento al ministero di Porta Pia. Una sequenza di foto postate sui social network del ministro in bici che parte dal cortile di Palazzo Chigi e arriva al ministero incrociando il pazzesco traffico romano e portando una goccia di verde in un mare di smog. Poi, con la consueta e a volte stucchevole ironia, i webnauti si soffermano su una piccola infrazione in arrivo in piazzale di Porta Pia. Ma poco importa. Il ministro green ha dato la linea arrivando al Ministero dei Trasporti con il mezzo meno invasivo e più cool, quasi hipster si direbbe. Un nuovo inizio.

Il padre giovane – Altra caratteristica che Delrio non potrà, pure se volesse, scrollarsi di dosso è quella del padre giovane. Il padre all’italiana. 9 figli. Certo, un po’ tanti. Però il punto è la famiglia. Cattolica, emiliana, normale, sorridente, governativa. E un padre che è anche un medico ed è anche uno dei collaboratori più importanti del Presidente del Consiglio ed è pure il ministro delle opere pubbliche. Una garanzia.

L’amministratore – Dopo la bici e la famiglia l’altro tratto del Delrio ministro è quello dell’amministratore. Sindaco per anni – come dicevamo di professione medico (che non pratica da anni) – ha governato una città come Reggio Emilia che rappresenta una realtà laboriosa, in cui i servizi funzionano e sono ancora all’avanguardia, anche se talvolta si sentono sinistri scricchiolii, ma che ha saputo rispondere egregiamente ad una ferita grave come quella del terremoto del 2012. Si tratta di un biglietto da visita di grande valore. Tra l’altro perfettamente compatibile con i dettami del primo Renzi, che durante le campagne elettorali per le primarie insisteva tanto sulla generazioni di sindaci/amministratori, gente a contatto con i cittadini tutti i giorni, che ci mette la faccia, al contrario di una classe politica ormai delegittimata.

Il Ministro all’Italia che fa – E’ inevitabile che il Ministero delle Infrastrutture, forse il più “difficile” da tanti punti di vista, sia stato affidato al giovane padre/bravo amministratore/ministro green. Una figura importante e uno dei pochi a poter gestire il ginepraio delle opere pubbliche ambiente.

I contenuti – Sempre in linea con il Presidente del Consiglio, i contenuti sono le cose che il governo fa o ha in programma di fare. Spesso spiegarli non è facile e richiede tempo ma la pacatezza di Delrio aiuta. Lo sguardo nel raccontarli è sempre rivolto al ”lato positivo” delle cose. Se non fosse così sarebbe una bella zappa sui piedi e risulterebbe incoerente. Comunque ottimismo senza mai prendere in giro i cittadini.

Un racconto italiano.  Ma qual è il ruolo di Delrio nel racconto quotidiano del governo? E’ forse questo che può far capire bene di cosa si parla.

Il ruolo di Del Rio non è da ridurre a quello di Ministro delle Infrastrutture (peraltro prezioso e funzionale al “discorso” renziano di una nuova classe dirigente che fa in maniera trasparente), ma bisogna pensarlo come un ruolo di “puntellatore” delle idee e delle parole d’ordine renziane.

Il suo argomentare pacato anche sui social network, dove con 140 caratteri è difficile essere pacati, fa da contraltare alla velocità “martellante” di Renzi. Ed entra nei dibattiti per spiegare l’opinione del governo anche sui temi più “scottanti” non soltanto quindi sul viadotto siciliano crollato ad aprile:


Graziano Delrio ‏@graziano_delrio  20 giu

non è con le guerre e con la non comprensione che si può favorire la solidarietà alla famiglia. #familyday

Graziano Delrio ‏@graziano_delrio  20 giu

la famiglia è un bene comune.  il governo ha messo molte politiche organiche in campo, come mai prima, con fondi specifici #familyday

Graziano Delrio ‏@graziano_delrio  20 giu

c’é sempre bisogno di ascolto reciproco, senza strumentalizzare. aumentare i diritti non è un pericolo per la famiglia. #familiday


L’esempio dei tweet partiti dall’account di Delrio il giorno del Family day è molto importante. Crea l’immagine del governo-conciliatore. Respingendo la logica del muro contro muro.

Un tema caldo, si direbbe scottante. Delrio prova a trovare una chiave: il dialogo, che le diverse tifoserie non sembrano aver adottato.

Si tratta semplicemente di un esempio, se ne possono trovare facilmente altri e non solo su Twitter o Facebook. Le sue lunghissime interviste ai quotidiani principali corrono sullo stesso solco. Magari arrivando ad un pubblico meno numeroso.

La curiosità è capire, nei prossimi mesi che vedranno diverse sfide importanti sul tappeto come la riforma del Senato o la riforma della pubblica amministrazione, se Delrio lascerà temporaneamente le tematiche infrastrutturali per intervenire nel dibattito e mostrare una sua strada di mediazione. C’è da aspettarselo. Comunque la si pensi, una presenza necessaria.

Gianluca Garro