Fenomenologia di Giorgia Meloni

Giorgia_Meloni

Ogni tanto qualcuno se lo chiede: “Sì ma Giorgia Meloni?”, “ora però toccherà a Giorgia Meloni, no?”, “magari se candidano Giorgia Meloni…” e invece poi il turno di Giorgia Meloni non arriva mai. Eppure la nostra Giorgia avrebbe tutto per poter, non solo essere la Marine Le Pen d’Italia come molti cantilenano, ma, con un’adeguata preparazione politica e personale, ambire a guidare un giorno il centro destra italiano.

In cosa consistono dunque gli impedimenti e le resistenze all’ascesa della nostra Giorgia?

Tra gli impedimenti qualcuno potrebbe annoverare il figlio in arrivo, annuncio sbandierato al Circo massimo, dalla piazza del Family day, pur avendolo avuto fuori dal matrimonio cristiano-cattolico. Comunque la candidatura di Guido Bertolaso ha salvato capra e cavoli.

I veri impedimenti sono di natura strettamente politica, ma non solo. Le difficoltà albergano anche nell’immagine diffusa che gli italiani hanno da alcuni mesi a questa parte della giovane militante ex missina. Immagine forse un po’ distorta da diversi errori di comunicazione succedutisi negli ultimi anni.

Ma andiamo per ordine.

RESISTENZE POLITICHE – I problemi di natura prettamente politica che Giorgia deve affrontare stanno nella drammatica situazione in cui versa il centro-destra in questo primo scorcio di 2016. Forza Italia, ridotta al lumicino, non ha più la forza per imporre le volontà del proprio padrone fondatore, ma rappresenta un veto importante alle ambizioni degli alleati. E Giorgia ne paga le conseguenze. Inoltre, la vicenda ancora non risolta del candidato che dovrebbe essere condiviso per la carica di sindaco di Roma è una cartina di tornasole della situazione. L’insistenza di Silvio Berlusconi per una candidatura forte come Guido Bertolaso rappresenta la volontà di Forza Italia di non sentirsi chiusa in un angolo e di non dare adito ad un’ascesa del piccolo partito dei Fratelli d’Italia rappresentato dalla Meloni. In più, il ruolo dell’alleato che parla la lingua della destra storica ma è a capo del partito sulla carta anticentralista per eccellenza, cioè Matteo Salvini, è ambiguo. A chiacchiere, il sostegno alla corsa di Giorgia sarebbe anche assicurato ma concretamente non abbiamo ancora assistito a via libera sostanziali. E se per la candidatura a sindaco della Capitale le resistenze sono tali, cosa succederebbe se Giorgia Meloni cercasse realmente la scalata alla leadership dell’intero centro-destra?

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UNA COMUNICAZIONE A INTERMITTENZA – Ragionando su come Giorgia Meloni negli ultimi anni ha comunicato se stessa è difficile farsi un’idea compiuta. Si potrebbe parlare di comunicazione intermittente, fatta di curve stile montagne russe.  Momenti di presenza mediatica, che coincidono naturalmente con le campagne elettorali ad altri di latitanza prolungata. Operazioni anche di immagine, che schiacciano l’occhio alla definizione della giovane, e bella ragazza, che con leggerezza guida la destra, che la rende moderna, da 21esimo secolo. Immagine che però contrasta con quella della militante, tutta casa e sezione del MSI o del Blocco studentesco che pure ha fruttato tanto alla scalata all’interno della vecchia Alleanza Nazionale ai tempi del dimenticato Gianfranco Fini. Ora, alla vigilia della campagna elettorale per la conquista del Campidoglio del 2016, la ragazza è diventata donna. Come detto, è ormai donna incinta, madre, che potrebbe anche diventare sindaco.

Nonostante i timori su una sua riuscita in campo nazionale, per la poltrona capitolina molti commentatori e anche furbi politici alla Salvini si dicono convinti che il nome di Giorgia funzioni. A Roma, dove la Meloni è conosciuta da tutti e dove lei conosce tutti.

Aldilà delle sicurezze di Salvini, effettivamente la candidatura di Giorgia Meloni, che pure scalderebbe tanti cuori a destra, rappresenta un’incognita. Perché lo storytelling di Giorgia è difficilmente comprensibile. E anche sul suo “placement” nella considerazione degli elettori. Cosa ci dice Giorgia a parte le chiacchiere da talk show e gli scambi in punta di spillo su Twitter e la propaganda trita e ritrita? E’ più Marine Le Pen o è più la ragazza della porta accanto? E’ più la Salvini de Roma o la sorellina di Storace e Alemanno? Che strada imboccherà? E soprattutto troveremo mai il suo nome sulla scheda elettorale?

Gianluca Garro

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