Nasce l’Associazione PA Social

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La P.A. mira ad avvicinare e coinvolgere cittadini e utenti grazie alla rete.

Nel novembre 2015 i responsabili dell’ufficio stampa e i social media manager della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri e di alcune istituzioni nazionali hanno dato vita a un gruppo di lavoro dal quale è sorta da poco l’associazione PA Social. La presentazione avrà luogo il prossimo 14 settembre a Roma e sarà l’occasione per confrontarsi sui prossimi obiettivi grazie a una discussione organizzata attraverso dieci tavoli tematici. Si va dal ruolo dei comunicatori e dei servizi digitali al corretto uso del web, dal concetto di smart city alla gestione di eventi o emergenze in rete, dal confronto su una nuova legge per la comunicazione pubblica all’applicazione del principio della trasparenza.

La Pubblica Amministrazione ambisce sempre di più a essere un punto di riferimento credibile nel dare informazioni ai cittadini e affidabile nel fornire servizi agli utenti. Con la capillare diffusione dell’uso della rete si è però materializzata una nuova sfida, dal momento che sono inevitabilmente cambiati gli strumenti e i metodi di lavoro per chi opera all’interno della macchina amministrativa, in modo particolare per chi si occupa di comunicazione. La versatilità dei social media ad esempio risulta funzionale alla P.A perché avvicina quest’ultima ai cittadini/utenti, con le chat che diventano degli sportelli virtuali che offrono servizi in tempo reale. È però necessario ridefinire e riconoscere le nuove figure professionali coinvolte. L’associazione PA Social intende dunque valorizzare il nuovo comunicatore che opera in enti e aziende pubbliche e che è in grado di usare con competenza gli strumenti forniti dalle piattaforme digitali. L’obiettivo è ottenere una revisione della disciplina normativa in merito, ovvero della Legge del 2000, n. 150 sulla comunicazione pubblica. Nel frattempo però i suoi promotori, consapevoli che ormai quasi tutti gli uffici in contatto con il pubblico e con la stampa già adoperano web e social media, propongono una nuova struttura: l’Ufficio Comunicazione, Stampa e Servizi al Cittadino.

La nascita di PA Social però non riguarda soltanto gli addetti ai lavori ma tutti noi perché si impegnerà a promuovere l’uso consapevole dei nuovi mezzi di comunicazione e ci aiuterà a riconoscere le informazioni inesatte grazie a fonti verificate e autorevoli. Ancora, attraverso le sue finalità, garantirà maggiore trasparenza mediante una comunicazione bidirezionale, in tempo reale e che coinvolge direttamente i cittadini. L’utente sa che PA Social farà in modo che qualsiasi notizia sia a portata di click con persone competenti e preparate per rispondere alle sue esigenze. Cercare informazioni sui servizi del proprio Comune, consultare la normativa relativa a una materia di interesse, leggere un bando, chiedere notizie sono solo degli esempi per comprendere quanto sia ambizioso e rilevante lo scopo dell’associazione. Se il cittadino sa di trovare le risposte alle proprie domande, si accorciano metaforicamente le distanze dall’amministrazione, spesso ritenuta un dedalo inestricabile e confuso.
PA Social è aperta a nuove adesioni e mira a coinvolgere non solo i comunicatori delle amministrazioni centrali ma anche di quelle locali, mettendoli in collegamento tra di loro. Dal 2015 si susseguono workshop, seminari e corsi di formazione con soggetti pubblici e privati. Il lavoro è continuo ma già sta dando i suoi frutti con molte adesioni, numerose amministrazioni pubbliche già coinvolte e alcune pubblicazioni sul tema già all’attivo. Inoltre come ricorda tra gli altri anche Francesco Di Costanzo, direttore di cittadiniditwitter.it e autore di “PA Social. Viaggio nell’Italia della nuova comunicazione tra lavoro, servizi e innovazione”, sono già 4 mila le copie scaricate dell’ebook “Social e PA, dalla formazione ai consigli per l’uso” realizzato dal Formez PA proprio in collaborazione con PA Social. Non ci resta dunque che seguire con interesse le attività dell’associazione al sito http://www.pasocial.info/

Giusy Russo

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I mille volti della Rete

Un luogo per partecipare, approfondire, criticare e sullo sfondo poca fiducia nella politica.

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La Rete deve essere ritenuta una nuova modalità di partecipazione, oppure si tratta soprattutto di uno strumento ulteriore per porre sotto la lente il mondo della politica?

Di recente è stato pubblicato il XIX Rapporto annuale sugli atteggiamenti degli Italiani nei confronti delle Istituzioni e della politica, realizzato da Demos per il Gruppo L’Espresso. Per il sondaggio sono state prese in considerazione anche le discussioni politiche avvenute su Social Network, blog e siti. Il valore che sintetizza questa nuova forma di partecipazione è 24, ossia dieci punti in più sia di uno che di due anni fa. Per valutare invece il tipo di partecipazione a cui siamo maggiormente abituati, quella tradizionale, è stato costruito un altro indice. Esso si basa su dei dati, ovvero l’aver preso parte almeno una volta nel corso del 2016 a manifestazioni politiche e di partito, o a iniziative collegate ai problemi del quartiere e della città, ancora a iniziative collegate a problemi dell’ambiente e del territorio oppure infine, a manifestazioni pubbliche di protesta. Il numero che fotografa l’anno appena trascorso è 52, che tradotto equivale ad un maggiore coinvolgimento dei cittadini rispetto agli ultimi due anni.

Alle persone interessa dire la propria, essere attivi, sostenere le cause in cui credono e ciò avviene anche grazie ai mezzi resi disponibili dalla tecnologia. Dedicare più tempo a queste attività equivale ad avere più fiducia nei confronti delle Istituzioni? Evidentemente no, visto che l’indice relativo, fermo a 26, appena un punto superiore al 2015 ma addirittura quindici punti inferiore al 2005, rende in maniera palese l’idea di quale sia il quadro. Si tratta comunque di un aumento, almeno rispetto al 2013 e soprattutto al 2014, ma è probabilmente ancora presto per dire cosa aspettarsi nei prossimi anni. Intanto in cima alla classifica della fiducia nel 2016, troviamo in ordine: il Papa, le Forze dell’Ordine, la Scuola, il Presidente della Repubblica fino ad arrivare in fondo alla lista, dove gli ultimi due posti sono occupati dal Parlamento e dai Partiti.[1] Non sorprende quindi che proprio i politici siano spesso oggetto di critiche e polemiche.

Tra gli ultimi casi pensiamo a Roma, dove qualche settimana fa sono apparsi dei manifesti anonimi che attaccavano Valeria Fedeli. Come è noto, lo scorso 12 dicembre si è insediato il Governo presieduto da Paolo Gentiloni e tra i nuovi Ministri nominati, ad occupare il Dicastero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stata chiamata appunto Valeria Fedeli, in precedenza Vice Presidente del Senato per il Partito Democratico. Varie sono state le questioni di cui si è occupata durante la sua attività parlamentare, dalle pari opportunità al fenomeno del femminicidio. Inoltre è stata la prima firmataria di una proposta di legge volta ad introdurre all’interno di scuole e aule universitarie l’educazione di genere[2], sollevando critiche negli ambienti più chiusi e conservatori. Tuttavia a porre al centro delle critiche la Fedeli è stato paradossalmente il suo titolo di studio.[3]

La rete dunque non è soltanto un prezioso strumento utile a favorire l’approfondimento e la partecipazione, spesso diventa un ulteriore canale che alimenta la polemica, come è accaduto anche nel caso della Fedeli. Il tutto infatti è partito proprio dalla consultazione del suo sito web, per poi trasferirsi velocemente sui social network fino a rimbalzare sui giornali, nonostante spiegazioni e chiarimenti.

Internet dai mille volti dunque, talvolta gli utenti ne approfittano per conoscere e approfondire, altre volte prevale un atteggiamento polemico e dai tratti quasi inquisitori. Ancora, lo spazio digitale può diventare teatro di polemiche oppure può essere una importante risorsa per la partecipazione e la protesta pacifica, come ad esempio sta accadendo negli ultimi giorni a seguito delle prime misure adottate dal Presidente Trump.   

Giusy Russo

[1] http://www.demos.it/a01341.php
[2] S. 1680 
Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale da: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00026041_iniz.htm
[3] http://www.ilpost.it/2016/12/14/valeria-fedeli-laurea/