Come narrare sui social network la “straordinaria” quotidianità

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Prima di pensare a come utilizzare i social network per raccontare le emergenze è fondamentale pensare, anzi studiare strategicamente, come narrare la quotidianità. Servizi quotidiani come un controllo di routine, la gestione di una chiamata, la conferenza stampa per la presentazione del bilancio o un intervento sul territorio possono e devono essere trasformati in un evento a cui legare uno storytelling sui social media e sui mass media.
Se ogni giorno, però, presentiamo la quotidianità come un “grande evento” l’utente/cittadino può “annoiarsi” e smettere di seguire i nostri aggiornamenti, per questo non dobbiamo abusarne ma dobbiamo scegliere il giusto evento quotidiano che può trasformarsi nell’Evento.
Due le iniziative che si prestano a raccontare questa strategia per creare engagement e interesse negli utenti che seguono gli account ufficiali dell’ente. La prima è #PLdinotte: racconto sui social del turno di notte delle polizie locali dell’Emilia Romagna. Dalle 19 alle 1 dell’8 aprile scorso, gli account della Polizia locale dell’Emilia Romagna e delle Pm di Parma, Modena, unione del Frignano, Val d’Enza, unione Tresinaro Secchia, Terre d’Acqua, Alta Val Taro, unione Terra di Mezzo e unione Terre d’Argine, hanno descritto su Twitter un normale turno di notte.

 Hanno riportato il quotidiano mettendo in primo piano le persone, i tanti vigili urbani che svolgono questo compito, i controlli che ogni sabato notte vengono svolti di routine e anche una criticità. È stato infatti raccontato l’intervento della polizia locale di Parma sul luogo di un incidente stradale.

L’altra iniziativa è quella della Protezione Civile di Sesto Fiorentino che ha scelto di trasformare una esercitazione di protezione civile con le scuole (pratica che i diversi gruppi di protezione civile svolgono periodicamente) in un evento mediatico e social. L’esercitazione, che si è svolta lo scorso 30 maggio, è stata anticipata nei giorni precedenti da un trailer e raccontata, il giorno stesso, con una diretta sugli account ufficiali su Twitter, Facebook e Instagram con l’hashtag #SestoInSalvo.

In più sono stati invitati i mass media locali che hanno coperto l’iniziativa con servizi video e con articoli, tanto che questa iniziativa ha aperto l’edizione del tg regionale della Rai, fatto estremamente raro trattandosi di una esercitazione a livello locale.

Da questi due eventi possiamo trarre alcuni elementi per trasformare il quotidiano in una narrazione straordinaria. Prima di tutto, è necessario scegliere una attività e trasformarla in un evento creando aspettativa sui mezzi di comunicazione scelti. Non dimentichiamo poi di definire un hashtag su cui sviluppare la narrazione dell’evento. Il tutto va poi raccontato con foto e video. Rendiamo parteci gli utenti facendogli vivere il nostro evento dal vivo proprio come se fossero presenti. E naturalmente non fermiamoci qui ma, dopo l’evento, dedichiamo un comunicato stampa e alcune uscite sui social network per raccontare come è andata e gli obiettivi raggiunti, andando a coinvolgere gli utenti, chiedendo loro in parere o consigli per il futuro.

 

Chiara Bianchini

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La protezione civile e i social, un rapporto in continua evoluzione

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Come primo intervento all’interno della tribuna ormai diffusa di Cittadini di Twitter – e ringrazio per l’opportunità Francesco Di Costanzo e tutti voi –  vorrei spendere due parole nel raccontare ciò che sta succedendo nel mondo della protezione civile italiana intorno al dibattito sui social network, i “nuovi” strumenti di comunicazione pubblica più utilizzati e virali.

Della Protezione civile sui social se ne parla raramente, di solito dopo le emergenze, quando qualche espertone di comunicazione si ricorda che esiste un sistema di protezione civile (ma che in molti casi non ne ha chiaro né la composizione, né gli obiettivi) e che il Dipartimento non ha un account.

Ma non stiamo parlando di un mondo fermo e vuoto. Il Dipartimento, le componenti e le strutture operative hanno sempre comunicato e continuano a farlo  in diverse modalità e su diversi media. Il tema dei social network è oggetto di studio da diversi mesi. Il Dipartimento nazionale ha chiamato ad un tavolo di lavoro diversi rappresentanti del sistema di protezione civile, tra i quali anche operatori della comunicazione e soggetti che siedono nel “Comitato operativo”, l’organismo che gestisce le emergenze nazionali.

COS’E’ – #socialProCiv è pensata come una community di istituzioni, enti, grandi e piccole organizzazioni di volontariato, operatori dell’informazione e altri soggetti che intendono condividere alcune “regole” comuni nella comunicazione sui social network in emergenza e nel “tempo di pace” quando per fortuna non accadono calamità naturali o di origine antropica.

POLICY E LINEE GUIDA – Queste “regole” consistono nella condivisione di policy e linee guida oltre alla sottoscrizione di un Manifesto fondativo della community.  In pratica si cerca di “fare ordine” in un ambiente che di ordinato ha poco. Sostanzialmente perché si tratta di pubblico servizio, pensato e realizzato come una serie di informazioni rivolte direttamente al cittadino, veicolate da diversi attori in momenti spesso concitati in cui la rapidità e l’incertezza guidano menti e mani sulle tastiere.

Dunque, qualunque istituzione, ente locale, operatore dell’informazione che vorrà sottoscrivere il Manifesto della Community #SociaProCiv condividerà le policy sulle quali saranno diffusi alcuni suggerimenti per l’impostazione delle stesse. Suggerimenti che sono affiancati da alcune linee guida per la gestione degli account, la “conduzione” della comunicazione e sul rapporto con gli utenti/cittadini, destinatari delle informazioni.

Molto spesso infatti,  le notizie arrivano alla spicciolata, e non seguono percorsi stabiliti ma possono giungere da diverse fonti in qualunque momento. Si pensi ai minuti che seguono ad un grande sisma o alle ore in cui un territorio è colpito da un’alluvione: un percorso condiviso e sottoscritto risulta importante per non arrivare a dire necessario.

Per i cittadini, quindi, sapere quando e come un account di un comune o di un’organizzazione di volontariato comunica è importante. Sapere che tipo di feedback può arrivare dall’istituzione è fondamentale. Riconoscere un’informazione corretta è indispensabile soprattutto per evitare il “rumore di fondo”, tipico dei social. Riconoscere poi anche un hashtag, consultare un vademecum sul linguaggio da usare e sul tipo di messaggio da veicolare possono aiutare gli “attori” della comunicazione sui social in qualsiasi momento.

Si sta pensando anche a metter ordine sulle fonti istituzionali più attendibili, o “da seguire”, anche se forse è bene dire più adatte e idonee a fornire le informazioni più sicure e veicolabili. Il lavoro è in corso anche su questo tema, direi decisivo.

SOTTOSCRIZIONE – L’adesione alla rete dovrà certo essere esplicitata sugli account social degli attori della community, siano account propriamente dedicati alla comunicazione di protezione civile o siano account istituzionali generalisti.

EVOLUZIONE – Ma ora a che punto siamo, chiedono in tanti. Il tavolo che ha avviato l’idea della community, che, come detto, è stato aggregato dal Dipartimento della Protezione civile ha prima discusso poi perfezionato l’idea, i tempi non saranno lunghi. Sarà per noi un piacere informare i “Cittadini di twitter” dell’evoluzione dell’idea nei prossimi mesi.

Gianluca Garro